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Cosa ci aspetta alla riapertura? Siamo preoccupati.

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Cosa ci aspetta alla riapertura? Siamo preoccupati.

Facciamo un piccolo passo indietro nel tempo.

Quando tutto era aperto, quando noi partite IVA faticavamo per arrivare alla fine del mese. Una continua lotta tra banche, fornitori, INPS, INAIL, Agenzia dello Stato e tutte le altre tasse che ci tartassano.

Sono passati 25 giorni ma ci sembrano un’eternità. Si perché per quanto potevamo odiare quei giorni, oggi li rimpiangiamo.

Siamo gente che ha dedicato anima, tempo, sacrifici e denaro nella sua attività. Che possa essere un piccolo BAR di periferia al negozio di grandi firme al centro.
Abbiamo sacrificato il nostro tempo, il tempo con la famiglia e con gli amici per portare avanti la nostra azienda. Ogni mattina alzavi la serranda e trovavi la sorpresa. Arrivava il postino che ti ricordava che quei soldi che stai incassando non sono i tuoi! Sono dei fornitori che devi ancora pagare, dei dipendenti, del proprietario del negozio, delle utenze, dell’INPS, dell’INAIL, del Comune, della Provincia, della Regione e dello Stato. E in alcuni casi anche dei consorzi industriali/commerciali.

Ora siamo costretti in casa. Incatenati. Vorremmo uscire e andarci a prendere cura della nostra attività. In alcuni casi anche solo per andar a sistemare il casino lasciato l’ultimo giorno di apertura. Ti hanno chiuso senza preavviso. La sera sei tornato a casa, e con una diretta Facebook ti hanno detto “DOMANI NON SI LAVORA”.

Qualcuno di noi ha pensato pure: “Bene, un po’ di riposo mi ci voleva. Hanno detto che sono 10 giorni. Mi sentirò un po’ come i Ferragnez” Non disprezziamo il loro lavoro eh! Anzi in certi casi li vediamo anche con un occhio di “invidia” che hanno agio di potersi alzare quando vogliono! Ma per arrivare dove sono arrivati avranno sicuramente sudato.

Quei giorni che sono diventati 15, poi 20 e ora 35 e forse si parla di 45/60 giorni.

Noi siamo quelli che ogni mattina ci svegliamo ad orari improponibili, saltiamo pasti e torniamo a casa ad orari altrettanto improponibili. Lavoriamo 18 ore su 24 e poi ci dobbiamo sentire pure in colpa perchè in TV ci chiamano EVASORI!

E tu vorresti urlare: “IO NON SONO EVASORE! Non sono riuscito a pagare la rata dell’INPS perché dovevo dare da mangiare mio figlio. Ma non appena potrò recupererò!”
C’è chi riesce, chi no. Ma parliamoci chiaro. Tutti noi davanti una scelta MANGIARE o PAGARE LE TASSE, sceglieremmo mangiare. Non perché disprezziamo il pagare le tasse. Anzi. Ma non ce la facciamo a pagarle tutte.

Abbiamo un carico fiscale che va oltre il 60%.

Allora facciamo un esempio:
Vendo un articolo €30, l’ho comprato a 10€.

Su questi 30€ c’è l’iva al 22%. Quindi 30€ – 22% = €24,59
10€ li devo dare al fornitore. Quindi restano €14.59
Con questi €14,59 devo togliere le spese dell’attività: Utenze, fitto, dipendenti, commercialista. Per comodità calcoliamoli in €4,59
Il mio utile è, quindi, di €10,00
Arriva lo stato, regioni, province e comune con le loro tasse che sono state calcolate in 65%
€10 – 6,50 = 3,50
Con questi €3,50 fai la spesa, paga le utenze di casa e campaci la famiglia.

NON CE LA FACCIAMO!

Ora siamo tutti preoccupati sulla riapertura. Quando riapriremo. Come si comporteranno i miei clienti. Riuscirò a coprire le spese?

Si parla di apertura a scaglioni. E questo ci preoccupa davvero tanto.

Molti settori sono concatenati tra loro. Facciamo l’esempio delle sale ricevimento.
Se non vengono riaperte non possono svolgersi le cerimonie. E allora vengono penalizzati:

  • I lavoratori stagionali
  • Distributori locali di cibo e bevande
  • Distributori HORECA (materiale per la ristorazione)
  • Organizzatori di eventi
  • Fiorai
  • Fotografi
  • Bombonierai
  • Vestiti da cerimonia
  • Articoli da regalo
  • Lista nozze
  • Noleggio auto
  • Pasticcieri
  • Musica
  • Arredamenti
  • Agenzie viaggio
  • Animatori

16 Settori compromessi dalla mancata apertura di una sala ricevimento
Di questi 16 settori poi bisogna aggiungere a loro volta distributori locali, nazionali e importatori/produttori

E così è per tutti gli altri settori. Milioni di lavoratori che non avranno le stesse richieste degli anni passati e che quindi si vedranno costretti a ridurre il personale.

Ma se pure teniamo i nostri negozi aperti, questi non verranno riempiti di persone. Chi vende merce non di prima necessità impiegherà un bel po’ di tempo per vedere i primi clienti entrare.

SIAMO DAVVERO PREOCCUPATI! SERVONO AIUTI CONCRETI!

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